Giornata mondiale ONU del Rifiuto della miseria

Martedì 17 ottobre 2006

Centro Fiere di Roma - Salone dello Studente

 

L'Assessore alle Politiche Sociali di Frosinone:

Dott. Francesco Giorgi

L'Assessore all'Istruzione, Formazione, e Diritto allo Studio della Regione Lazio:

On. Silvia Costa

La Coordinatrice provinciale del progetto:

Prof.ssa Cristiana Priorini

Gli allievi che hanno mostrato le attività progettuali:

Marco De Vellis

Denise Nobili

Vincenzo Cestra

Foto

 

"Laddove gli uomini sono condannati a vivere nella miseria, i diritti degli uomini sono violati. Unirsi per farli rispettare è un dovere sacro"

Padre Wresinski

 

"Mai più discriminazioni, esclusioni, oppressioni, disprezzo dei poveri e degli ultimi"

Papa Giovanni Paolo II

 

L’Assessorato all’Istruzione, Formazione e Diritto allo Studio della Regione Lazio, nell’ambito delle tre giornate di orientamento universitario dirette agli studenti degli Istituti superiori (16-17-18 Ottobre 2006 presso il Centro Fiere di Roma) ha presentato il progetto “Giornata mondiale ONU del Rifiuto della miseria”.

Tra le iniziative presentate dalle scuole della regione, volte a valorizzare le esperienze di solidarietà, ha avuto un posto di rilievo, il progetto promosso dall’Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Frosinone “Educhiamoci alla Legalità ed alla Solidarietà”. Sono state presentate le numerose attività di progetto contemplate per l’anno scolastico 2006/07, attraverso la visione del sito www.educhiamociallalegalita.it. E’stata illustrata poi, una sintesi del lavoro prodotto dagli alunni delle scuole superiori della nostra provincia sul “concetto di povertà nella società attuale”.

Gli istituti superiori della Provincia di Frosinone presenti all’iniziativa sono stati: Istituto Tecnico Commerciale Leonardo da Vinci di Frosinone, l’Istituto Artistico “Bracaglia” di Frosinone, l’Istituto Tecnico per Geometri di Cassino e Roccasecca.

L’Assessore Costa ha così commentato: “Un plauso va a tutte le scuole della Provincia di Frosinone che hanno aderito al Progetto “Educhiamoci alla Legalità ed alla Solidarietà”. Essere riusciti a costituire una rete di ben ottanta scuole intorno ad una progettualità così ampia, e che prevede l’approfondimento di tematiche sociali e culturali fondamentali per la crescita delle nuove generazioni, non può che favorire i miei più sentiti apprezzamenti. Ho voluto promuovere e sostenere tali attività perché convinta che stimolare nelle giovani generazioni il processo di formazione di una cittadinanza attiva e consapevole,può portare alla concreta assunzione, nei comportamenti quotidiani, di azioni ispirate al rispetto dello Stato e delle regole di convivenza civile”.

Il Presidente della Provincia di Frosinone avvocato Francesco Scalia aggiunge: “Educare alla Legalità ed alla Solidarietà con azioni didattiche, testimonianze, sinergie sul territorio e tra istituzioni diverse, non può che favorire quel processo di formazione integrata utile e necessario per la crescita culturale del territorio. La lotta ad ogni forma di illegalità, come ha spiegato il Ministro della Pubblica Istruzione Fioroni, inizia dalla scuola dal rispetto dell’altro e delle regole della convivenza civile. L’Amministrazione Provinciale già da un anno lavora su tali processi di crescita e continuerà a farlo grazie soprattutto agli insegnanti del territorio che hanno profuso energie e professionalità su tali iniziative”.

L’Assessore alle Politiche Sociali Francesco Giorgi conclude: “Quest’anno abbiamo ritenuto di fondamentale importanza inserire nel piano d’offerte da presentare alle scuole “l’educazione allo sviluppo” che, nell’ambito delle attività relative alla cooperazione internazionale decentrata dalla Provincia di Frosinone, include l’educazione alla pace, all’ambiente e ai diritti umani, tematiche inerenti all’educazione alla legalità ed alla solidarietà. Importante poi sarà il ruolo delle associazioni ed organizzazioni di volontariato che attraverso un catalogo di offerte formative “non formali” offriranno la possibilità alle scuole di ampliare la propria offerta formativa favorendo così la cultura del volontariato attivo e solidale”.

 

 

Sintesi del lavoro prodotto dagli allievi sul tema della povertà, presentato il 17 ottobre 2006 presso il Centro Fiere di Roma.

 

 Nell’ambito delle attività relative al progetto “ Educhiamoci alla legalità e alla solidarietà”, abbiamo affrontato la tematica della povertà nei suoi vari tratti.

Il concetto di povertà oggi è cambiato, è un aspetto di un problema più ampio, quello dell’esclusione sociale; e non poteva non essere altrimenti, dal momento che è profondamente mutata la società. Ed è cambiata nel senso che oggi il rischio di cadere in povertà non è più un qualcosa che proviene dall’esterno, dalle epidemie, dalle carestie, dalle calamità naturali o da un destino iscritto sin dalla nascita nella vita delle persone, quasi una tara ereditaria.
Oggi, questo rischio proviene soprattutto dall’interno; è un rischio autoprodotto, che viene dalla società stessa, dal funzionamento del sistema economico, dal funzionamento delle istituzioni, dalla loro capacità o incapacità di impedire che gli individui vengano a trovarsi privi di una rete di protezione.
In realtà, è da tempo che le cose stanno così; se vogliamo, dalla rivoluzione industriale in poi. Con la differenza che oggi, nella società globale, questi rischi non solo si sono moltiplicati, sono diventati anche più insidiosi e meno prevedibili nella vita delle persone. Con la disgregazione della società salariale, siamo entrati nella società della "vulnerabilità di massa"; una società, nella quale è sempre più elevata la possibilità di precipitare in situazioni di disagio, di sperimentare, nel corso della propria esistenza, momenti di difficoltà dal punto di vista economico, sociali, ambientale, di salute o semplicemente relazionale.
Intanto, sono fortemente cresciute, con una notevole accelerazione negli ultimi vent’ anni, le disuguaglianze di reddito ai due estremi della piramide della stratificazione. La società odierna è fortemente polarizzata. I più ricchi sono sempre più ricchi, i più poveri sempre più lontani dai primi. Questo è lampante a livello mondiale.                                                

Se questo è vero, se la povertà è sempre più un processo dinamico, una condizione in cui si può entrare e uscire più volte, che non colpisce più soltanto persone e gruppi sociali prestabiliti, è anche vero che gli strumenti di cui disponiamo per accertare e misurare la povertà e l’esclusione sociale debbono essere in gran parte riveduti e corretti. Non è più sufficiente fotografare la situazione in un determinato istante per capire come stanno le cose: bisogna abbandonare la "macchina fotografica" e munirsi di una "cinepresa", seguire cioè il fenomeno nel tempo, tenendo conto della sua imprevedibilità, nella consapevolezza che non è più possibile osservare la società da lontano ma che è indispensabile munirsi di occhiali adatti per mettere a fuoco i problemi tra le pieghe della biografia di milioni di individui.

E il ruolo delle istituzioni?

Così come si è trasformata la povertà, è sempre più difficile per le pubbliche istituzioni intervenire, progettare delle misure risolutive, valide per tutti e una volta per tutte. Il che non significa che lo Stato debba rinunciare ad agire, data la complessità del compito: ridurre l’intervento pubblico in campo sociale sarebbe un errore esiziale nelle condizioni descritte. Significa se mai agire di più e soprattutto agire diversamente, dotarsi di strumenti sempre più raffinati di conoscenza e di analisi, seguire da vicino i problemi, monitorarne l’evoluzione, agire con accortezza nella pianificazione degli insediamenti sul territorio, potenziare il ruolo dei servizi, "ottimizzare l’efficacia delle risorse, impedire sovrapposizioni di competenze e settorializzazioni delle risposte", come recita la recente legge quadro sul sistema integrato di interventi e servizi sociali (l. 328/2000). Significa anche valutare i problemi in un’ottica non solo nazionale ma europea, con la partecipazione e il coordinamento dei diversi Paesi. E’ fondamentale a questo proposito interagire con i paesi sottosviluppati attraverso la cooperazione internazionale. Ma per compiere questo salto di qualità, lo Stato e le istituzioni da soli non sono sufficienti. Occorre poter contare su una responsabilità diffusa, ed è indispensabile la compartecipazione attiva della società civile, per "produrre solidarietà per mezzo della solidarietà".

Tali problematiche, noi giovani le stiamo approfondendo e rielaborando al fine di dare nell’ottica di un lavoro partecipato il nostro contributo che, unito a quello delle amministrazioni, delle associazioni e organizzazioni varie possa favorire la crescita sociale, economica e culturale del nostro territorio.

Marco De Vellis ed i compagni di classe della V A programmatori dell’Istituto Tecnico Commerciale Leonardo da Vinci